I cambiamenti climatici causeranno sempre più conflitti nei prossimi anni

“I cambiamenti climatici sono un moltiplicatore di rischio che portano a subbugli sociali e verosimilmente anche a conflitti armati”. Lo ha affermato Patricia Espinosa, segretaria della Convenzione quadro sul climate change delle Nazioni Unite (UNFCCC), durante la Conferenza internazionale sulla sicurezza che si è svolta nei giorni scorsi a Monaco.

Un meeting dove il riscaldamento globale e i suoi effetti hanno avuto un posto di rilievo, e non soltanto nei panel dedicati. D’altronde il legame tra cambiamenti climatici e i conflitti è un tema discusso già da tempo, e gli enormi flussi migratori che stanno caratterizzando questo inizio secolo hanno ormai reso la figura del migrante climatico una realtà conclamata.

Tempeste, siccità, inondazioni e ondate di calore estremo o freddo polare possono distruggere le ricchezze di intere aree geografiche, azzerando i raccolti, e costringendo le persone a sconfinare, aggravando antiche rivalità e scatenando una lotta per le risorse. Gli esperti concordano che questi fattori aggraveranno la situazione con la crescita delle emissioni, mentre le posizioni sono decisamente più sfumate rispetto ai conflitti attuali o del recente passato, dalla Siria al Darfur.

 

Il neo eletto segretario dell’Onu, Antonio Guterres, ha approfittato del palcoscenico di Monaco per ricordare che i cambiamenti climatici, insieme al terrorismo e alle epidemie, costituiscono una tendenza globale che bisogna affrontare. E ha aggiunto che lo strumento è già disponibile: l’Accordo di Parigi«un’opportunità unica per agire su questa minaccia».

Un punto di vista che richiama quello espresso al Forum Economico Mondiale di Davos non più tardi di un mese fa. Solo una guerra nucleare – sosteneva il Global Risk Report pubblicato durante il vertice – deve preoccupare l’economia mondiale più dei cambiamenti climatici e dei disastri ambientali. E tra le minacce globali più insidiose, ben quattro su cinque sono legate in modo diretto al clima.

 

La relazione tra clima e guerra torna anche negli interventi di politici di spicco. Una recente ricerca pubblicata su PNAS sosteneva che dagli anni ’80 a oggi, nei paesi con diverse minoranze etniche, il 23% dei conflitti armati è scoppiato in concomitanza con disastri ambientali. Su questa stessa linea sembra anche l’intervento di Angela Merkel: «Nuovi conflitti sono sorti a causa di guerre civili, della crescita della popolazione, dei cambiamenti climatici. E c’è una crescente interrelazione tra questi fattori».

Alcune aree finora risparmiate dai conflitti rischiano di scatenarne nel prossimo futuro. È il caso dell’Artico, ha ricordato il presidente finlandese Sauli Niinistö. Il Polo Nord presenta altissime temperature e una situazione catastrofica riguardo l’estensione dei ghiacci. Una combinazione di fattori che rischia di scatenare una corsa alle grandi risorse energetiche e minerarie, prima celate sotto la calotta.

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