2° giornata “Raccolta dei cachi”

Sabato 3 dicembre soci Sodales con l’aiuto di cittadini volontari ed abitanti di via Cremona hanno ripulito la via dai frutti caduti e dalle foglie e raccolto i cachi dalle 60 stupende piante che adornano la via. Una bella giornata all’insegna della condivisione e di un gesto concreto verso la propria città.

 

 

Deforestazione in Brasile al tasso di 140 campi da calcio ogni ora

Deforestazione in Brasile al tasso di 140 campi da calcio ogni ora

Nel 2016 sono spariti altri 8.000 kmq di Amazzonia, una superficie grande come l’intera Umbria. Secondo i dati ufficiali dell’Instituto Nacional de Pesquisas Espaciais (INPE) brasiliano, il tasso di deforestazione continua ad aumentare rapidamente. Rispetto all’anno precedente sono stati abbattuti quasi il 30% di alberi in più. Ma a sua volta il 2015, quando erano stati abbattuti circa 5.800 kmq di foresta pluviale, aveva raggiunto numeri più alti del 2014 registrando un preoccupante +16%. Se poi si confrontano questi dati con il 2012 – l’anno in cui il trend sembrava invertirsi – l’aumento tocca ben il 50%. Il Brasile si è impegnato a ridurre dell’80% entro il 2020 le emissioni imputabili alla deforestazione dell’Amazzonia e al ripristino e riforestazione di 12 milioni di ettari di terreno entro il 2030. Rispetto all’anno di riferimento, il 2005, la decrescita secondo i dati ufficiali c’è ed è del 71%, appena sotto l’obiettivo.

Ma la tendenza degli ultimi anni rischia di vanificare quei pochi sforzi fatti finora. Il Paese si era ripromesso di preservare le sue foreste, fondamentali per assorbire il carbonio emesso in atmosfera che causa il riscaldamento globale. Vale la pena ricordare che la deforestazione contribuisce fino al 15% delle emissioni globali, più dell’intero settore dei trasporti. Senza contare che luoghi come l’Amazzonia sono anche dimora di centinaia di migliaia di persone e animali, che traggono dall’ecosistema il loro sostentamento.

La colpa del disboscamento in Brasile è dell’agricoltura industriale (soprattutto soia, in gran parte Ogm) e dell’allevamento intensivo. Rispetto agli anni passati, però, nel 2016 si registra un dato positivo: nel Mato Grosso, dove sono concentrate molte delle coltivazioni estensive, ha visto scendere il tasso di deforestazione del 6%. Una tendenza purtroppo più che compensata da quella di Stati come Amazonas, al confine con Perù, Colombia e Venezuela, dove al contrario c’è stato un aumento di oltre il 50%. Circa l’80% della deforestazione amazzonica viene da attività illegali, e questi dati dimostrano che le autorità non sono ancora preparate a contrastarla.

Clima, ai Poli si è sciolta un’area grande 13 volte l’Italia

Clima, ai Poli si è sciolta un’area grande 13 volte l’Italia

 

(Rinnovabili.it) – Mentre il 2016 si avvia a diventare l’anno più caldo della storia, il clima continua a patire gli effetti disastrosi del riscaldamento globale ai Poli. La coltre di ghiaccio che ricopre l’Artico e l’Oceano Antartico ha toccato il suo nuovo minimo stagionale: si è sciolta una superficie grande come l’India. Negli ultimi mesi si sono susseguiti gli allarmi per lo stato del Polo Nord, che in questa stagione dovrebbe essere in espansione, complice la notte artica, e invece registra temperature anche 20°C sopra la media. Gli scienziati hanno avvertito che si potrebbero scatenare degli effetti a catena devastanti se l’Artico continua a sparire a colpi di cambiamenti climatici, raggiungendo quello che i climatologi chiamano ‘punto di non ritorno’.

Il dato che adesso fa preoccupare ancora di più è la situazione del clima in Antartide, che in questi ultimi anni aveva dato qualche segno di inversione di tendenza, ricostituendo – sebbene a ritmi lenti – la coltre di ghiaccio marino. Le ultime rilevazioni, invece, mostrano che anche il Polo Sud si sta sciogliendo. Gli scienziati del National Snow and Ice Data Center (NSIDC) americano hanno calcolato, tramite l’analisi di immagini satellitari, che complessivamente mancano all’appello 3,8 milioni di kmq rispetto all’estensione media del periodo di riferimento 1981-2010. Si tratta di un’area 13 volte quella dell’Italia. Nello specifico, il ghiaccio che circonda l’Antartide ha toccato il suo minimo per il mese di dicembre, battendo il record del 1982, misurando appena 11,2 mln di kmq. L’Artico invece ha toccato i 10,2 mln di kmq, peggio che nel 2006.

Le cause, spiegano dal NSIDC, sono da rinvenire nella combinazione del riscaldamento globale di origine antropica e nel passaggio del fenomeno climatico El Nino nella prima metà di quest’anno. Il loro timore è concentrato sull’Antartide: senza i ghiacci marini, i ghiacciai che ricoprono le terre emerse del continente possono scivolare molto più velocemente verso il mare e sciogliersi.

Dieselgate: dalle nuove regole sparisce la trasparenza

Nonostante le promesse, la Commissione europea non chiederà che i test sulle emissioni dei veicoli siano affidati a un ente terzo, distinto sia dalle case automobilistiche sia dagli Stati membri. La nuova rivelazione sul dieselgate arriva dalla bozza di regolamento Ue che sta per essere votata a Bruxelles, documento che il quotidiano britannico Guardian ha potuto leggere in anteprima. Una mossa gattopardesca, quella del ramo esecutivo dell’Unione: le nuove regole di “nuovo” avranno solo la data di approvazione, ma la sostanza non cambia. Un ottimo modo per preparare altri dieselgate, stavolta “legali”. Lo scenario è questo: per un anno il dieselgate è sembrato un gigantesco scaricabarile, adesso assomiglia più a una scena di quei western dove tutti si puntano contro la pistola e nessuno può fare un passo. Quando scoppiò lo scandalo l’Ue accusava gli Stati membri, che a loro volta accusavano le case automobilistiche (degli altri paesi, non le proprie), che a loro volta sostenevano di non saperne proprio nulla. Ora che bisogna correre ai ripari, cambiando le regole e facendo chiarezza su chi è il controllato e chi il controllore, tutti accusano tutti per evitare di rimanere col cerino in mano.

Dieselgate: dalle nuove regole sparisce la trasparenzaLa Commissione vuole più trasparenza e aveva promesso di delegare i controlli sulle emissioni al Joint Research Centre (JRC), un suo organismo scientifico che non dipende dai singoli Stati. Ma così ci rimettono sia gli Stati che le aziende, che infatti si lamentano. Allora le aziende premono affinché i test facciano capo alle autorità nazionali: gli italiani controllino le marche italiane, i francesi le francesi e così via. Il perché è semplice: questi organismi nazionali sono pagati dalle aziende stesse. Presi nel mezzo, gli Stati cercano di tenere a bada le aziende e fanno la voce grossa con Bruxelles perché danneggiare le proprie aziende equivale a tirarsi la zappa sui piedi. E la Commissione alla fine ha ceduto, togliendo ogni ruolo al JRC.

Nessun passo avanti per l’EGA, l’invisibile accordo sui beni ambientali

Li hanno chiamati, con un sorriso a mezza bocca, “buoni progressi”. In realtà, sono stati praticamente nulli i passi avanti compiuti sull’EGA, questo fine settimana a Ginevra. Dietro la sigla, forse ai più sconosciuta, si cela un patto commerciale dall’ampia portata: l‘Environmental Goods Agreement o Accordo sui beni ambientali su cui l’Unione Europea e altri 16 stati membri dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) stanno lavorando da oltre due anni nel quasi più assoluto silenzio mediatico. Una volta in vigore, l’EGA liberalizzerebbe il commercio dei beni ambientali (etichetta applicata in maniera indiscriminata ad un’ampia lista di prodotti, dalle bici ai pannelli solari), tagliando dazi e tariffe d’importazione. Ai colloqui negoziali, iniziati formalmente a luglio 2014, prendono parte 46 Stati che oggi costituiscono la maggior parte del commercio mondiale di environmental goods, comprendendo oltre i ventotto dell’UE anche USA, Cina, Australia, Canada, Israele, Giappone. Da sabato 3 a domenica 4 dicembre, ministri e alti funzionari del gruppo EGA si sono riuniti in Svizzera, nella sede della WTO, per l’ultimo round di colloqui, con l’obiettivo di concludere il patto entro la fine dell’anno. Ma i negoziati hanno mostrato ancora una volta tutte le difficoltà intrinseche a questo tipo di accordi commerciali, e le possibilità di concludere entro il 2016 sono sfumate.

I problemi nascono dalle differenti liste di beni che ogni partecipante ha portato ai colloqui e su cui è necessario ricevere il benestare degli altri membri. Il braccio di ferro è tra Cina da una parte, ed Europa, Usa e Giappone dall’altra. Dopo esser rimasta in silenzio per lungo tempo, Pechino è arrivata agli ultimi incontri con un lungo elenco di richieste (per lo più respinte), bollando la lista di 300 beni ambientali dei co-presidenti dell’EGA, vale a dire Stati Uniti e Unione Europea, “inaccettabile, ingiusta e sbilanciata”. Una quindicina di prodotti “Made in China” sono nel mirino delle controparti, preoccupate di veder spazzar via le proprie produzioni dal low cost del gigante asiatico. Tokyo, ad esempio, ha alzato un muro alla richiesta cinese di inserire il legno di conifere, mentre l’Unione Europea ha ribadito di non esser disposta ad accettare le biciclette cinesi se la Cina non cederà sui componenti migliori nella realizzazione, come la fibra di carbonio.

Posizioni arroccate che per ora non solo frenano i progressi del patto ma rischiano di farlo saltare completamente. Per il commissario europeo del commercio Cecilia Malmstrom la responsabilità è solo della Cina “arrivata con la sua lista ed una serie di nuovi elementi di prospettiva, quando il processo era ormai molto avanti”.  Il Ministero del Commercio cinese ha replicato in un comunicato che la nazione ha fatto grandi sforzi per mostrare la flessibilità necessaria a risolvere le principali preoccupazioni dei partecipanti, ma l’incontro è fallito a causa di “divergenze su questioni chiave”.

Qualcosa si salva: Malmstrom, che condivide il ruolo del chair con l’americano Michael Froman, ha spiegato che la due giorni ha contribuito a stabilizzare il testo dell’accordo e a produrre “un elenco di prodotti rivisto che bilancia priorità e sensibilità”.

 Ma la delusione è palese. In gioco c’è parecchio e per tutti i partecipanti: l’Environmental Goods Agreement porterebbe alla rottamazione delle tariffe d’importazione sull’export per un valore complessivo di oltre mille miliardi di dollari. E il problema non riguarda solo gli appetiti economici. Il fallimento delle trattative sminuisce anche la WTO, l’ombrello sotto il quale si sta negoziando l’accordo, ipotecando il successo di trattati molto più complessi nati dopo il fallimento del “Doha Round”.

I sostenitori dell’EGA ci tengono a sottolineare come il patto sia anche uno strumento fondamentale per il successo dei colloqui climatici, riguardando beni definiti “cruciali  per la tutela dell’ambiente e mitigazione dei cambiamenti climatici”. Sui reali benefici, tuttavia, sono molti i punti che rimangano oscuri. A parte la segretezza con cui i negoziati sono condotti -prassi ormai consolidata nei trattati di liberalizzazione commerciale – l’EGA non ha ancora stabilito una definizione univoca per “bene ambientale” e neppure specifici criteri di selezione. Cosa contengono le liste? A parte qualche indiscrezione sugli elementi di discordia, non se ne conosce il contenuto. Transport & Environment è riuscita ad ottenere l’elenco originale dei 650 beni in discussione (ora sono stati portati a 300) identificando circa 120 elementi privi di alcuna giustificazione ambientale per l’abbassamento delle tariffe, tra cui prodotti contenenti amianto, motori di aviazione, turbine per il gas. Dove l’ambiente rimane un concetto astratto.

 

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Parchi a Impatto Zero: al via il nuovo laboratorio di sostenibilità ambientale

Come funziona nello specifico Parchi a Impatto Zero? Si tratta di un percorso agevolato che sostiene i progetti di sostenibilità ambientale e sociale in tutte le fasi realizzative e finanziarie. Messe a sistema le competenze dei tre soggetti promotori, le proposte saranno seguite dalla fase di progettazione alla  valutazione di fattibilità, allo studio dei meccanismi finanziari. L’intero processo può poi contare su uno snellimento dell’iter burocratico e sul sostegno nel reperimento di fondi.

Proprio la burocrazia e l’affinamento degli aspetti finanziari dei progetti sono tra gli elementi che oggi frenano maggiormente. “Oggi i parchi nazionali non hanno grandi problemi di finanziamenti, ma si trovano in difficoltà a spenderli per via della burocrazia – osserva Sammuri – Invece le aree protette patiscono i tagli decisi dalle regioni e fanno fatica a dare il via a nuovi progetti, che su carta sarebbero pronti. Questo accordo può garantire alle aree protette quelle risorse, con anticipi e finanziamenti preliminari, e toglie gli impedimenti burocratici con cui si confrontano i parchi”.

Punti di forza, sottolinea Spagnolo, saranno “lo sviluppo di rinnovabili integrate, l’attenzione all’efficenza energetica e la scommessa della mobilità elettrica, che è una novità per le aree protette”Nove le aree di intervento individuate dalla Convenzione su cui si focalizzeranno gli sforzi: efficentamento energetico, impiego delle rinnovabili, abbattimento degli inquinanti, biodiversità, mobilità sostenibile, interventi edilizi a basso impatto, innovazione tecnologica, creazione di start up e nuovi modelli gestionali dei servizi, sostenibilità ambientale.

SEMINARIO PER IMPARARE A SUONARE LE CAMPANE TIBETANE

SABATO 12 NOVEMBRE DALLE 10 ALLE 18

SEMINARIO PER IMPARARE A SUONARE LE CAMPANE TIBETANE

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La vera amicizia è come la fosforescenza, brilla meglio quando tutto diventa buio.
(Rabindranah Tagore)

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CONFERENZA CONFLITTI SUL LAVORO

CONFLITTI SUL LAVORO   conferenza con la Dott.ssa Bruna Albertelli

Situazioni conflittuali sul lavoro: gestirle per non subirle.  Una riflessione per mettere a fuoco le criticità e trasformarle in un punto di forza.

GIOVEDì 10 NOVEMBRE   ore 20,45

ingresso a offerta

 

Via Martiri di Cassio 5, Parma

prenotazione obbligatoria

per info e prenotazioni

Purna:  purna53fiore@gmail.com   338 2639 934

 conflitti-lavoro

 

 

Convocazione riunione soci Sodales – Venerdì 4 novembre 2016

E’ convocata la riunione di Sodales, riservata ai soci, presso l’Agriturismo Leoni a Vicofertile in via Roma, 75 in prima convocazione venerdì 4 novembre 2016 ore 17 e in seconda convocazione venerdì 4 novembre 2016 ore 17.30.

 All’ordine del giorno i seguenti punti:
1- Comunicazione del Presidente
2- Approvazione verbale precedente
3- Aggiornamento progetti Sodales eseguiti nel 2016
4- Aggiornamento progetti Sodales in corso
5- Varie edeventuali
Grazie, un saluto
Sodales Onlus Parma

Giornata Mondiale dell’Alimentazione – Evento Sodales

Lo scorso 16 ottobre è stata la “Giornata Mondiale dell’Alimentazione” e noi di Sodales abbiamo voluto dare un contributo organizzando presso l’Azienda Agricola Leoni a Vicofertile (PR), con la collaborazione dei ragazzi  dell’Istituto Agrario Bocchialini di Parma, una giornata all’insegna della verdura e dei libri. Numerosi cittadini hanno potuto conoscere e raccogliere verdura dal nostro orto e consultare e leggere libri contenuti nella nostra biblioteca. Un giornata sicuramente da ripetere in futuro.

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