Non ci vuole nulla a distruggere la bellezza

Nel film “I Cento passi” Luigi Lo Casio che interpreta Peppino Impastato urla al vento. “Non ci vuole nulla a distruggere la bellezza. Invece della lotta politica (…) bisognerebbe ricordare alla gente che cos’è la bellezza, aiutarla a riconoscerla, a difenderla (…) La bellezza contro il degrado e contro la rassegnazione”.

Anche nella nostra splendida città dobbiamo imparare a cercare nel paesaggio urbano i segni sempre più nascosti del rapporto fra uomo e natura. Questi segni non sono solo la bellezza ma sono anche quei comportamenti che si hanno con se stessi con gli altri e con l’ambiente. Questi segni dovrebbero parlare non solo di estetica ma anche di etica.

Cosa c’è di etico nel degrado del patrimonio del verde pubblico?

Lo sviluppo di una città passa inevitabilmente attraverso il rapporto con la natura, non solo in generale ma anche con gli alberi in particolare. La coltura degli alberi è anche cultura a lunga scadenza; occorre una cura continua e una sorveglianza contro le azioni “scriteriate” da parte di alcuni uomini.

Un albero è un segno ed anche un sentimento. Un sentimento di bene pubblico, un sentimento di comunità e di appartenenza alla città al quartiere, alla strada. Ognuno di noi ricorda la propria alba anche attraverso i profumi, i colori, le forme di un albero sotto casa o nel parco pubblico, le arrampicate, il campo dei nostri giochi, delle nostre avventure con sassi e bastoni, palloni e biciclette.

Occorre pertanto ritrovare questo senso di appartenenza anche attraverso la tutela degli alberi della nostra città.

Si deve divenire non solo un presidio di memoria della propria strada e della propria identità cittadina ma si deve diventare anche una sentinella ambientale. Solo così, partendo dalla consapevolezza di ogni cittadino, si può sperare che il paesaggio della nostra città venga davvero tutelato.

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